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Consciousness Research

La natura della coscienza è il più grande mistero dei nostri tempi, un’impresa scientifica e filosofica alla quale il buddhismo non può sottrarsi.

Le ricerche sulla coscienza rappresentano oggi una delle sfide più affascinanti e cruciali per l’evoluzione del sapere e dell’umanità in generale. Nonostante i progressi delle neuroscienze, la natura della coscienza rimane ancora un mistero fondamentale, come dimostra il fatto che non esiste ancora una definizione universalmente accettata di “coscienza”, né una spiegazione soddisfacente di come essa si manifesti nell’essere umano – per non parlare dei criteri per stabilirne la presenza in altre forme di vita. Nel vasto e incoraggiante panorama della scienza moderna, che in pochi secoli ha rischiarato aspetti incredibilmente profondi del mondo naturale, la coscienza rimane un punto cieco collocato proprio al centro del sapere contemporaneo.

Oltre a rappresentare una sfida intellettuale di per sé, approfondire l’enigma della coscienza sta diventando un compito cruciale anche per una serie questioni di crescente rilevanza sul piano etico-pratico. Lo sviluppo incalzante dell’intelligenza artificiale sta sollevando un significativo dibattito sulla possibilità che la coscienza possa manifestarsi a partire da un supporto diverso da quello biologico; simili domande potrebbero acquisire un’importanza crescente, nella misura in cui varie forme di intelligenza artificiale con ogni probabilità faranno sempre più parte delle nostre vite. Ma come affrontare questioni così complesse e delicate – e così dense di ricadute etiche – in mancanza di un’ipotesi soddisfacente circa la natura stessa di questo fenomeno?

Comprendere più a fondo che cos’è la coscienza permetterebbe anche di affrontare con maggiore rigore le questioni etiche comprese nel vivace dibattito contemporaneo sull’antispecismo, determinando in quale grado, a diversi tipi di organismi, possano essere attribuiti stati mentali e la capacità di provare sofferenza, e stabilendo così solidi criteri per il riconoscimento di diritti a forme di vita diverse dall’essere umano.

Infine, gli studi sulla coscienza hanno importanti implicazioni in campo medico e bioetico, contribuendo a una valutazione più accurata di quali siano le condizioni biologiche e cliniche che possono essere verosimilmente associate all’esperienza cosciente, fornendo così un orientamento etico fondamentale nelle decisioni da prendere nella prassi clinica e nella ricerca.

Da sempre il buddhismo pone la coscienza al centro dei suoi interessi e del suo sapere. Nell’arco duemilacinquecento anni di riflessioni filosofiche e indagini contemplative, questa tradizione ha sviluppato sofisticati strumenti di indagine fenomenologica, producendo metodologie, linguaggi e modelli per descrivere il funzionamento della coscienza. Nonostante le differenze epistemologiche con la scienza moderna, questa forma di conoscenza contemplativa mostra un elevato grado di rigore e complessità, come molti scienziati hanno riconosciuto negli ultimi cinquant’anni di dialogo tra buddhismo e scienza.

Questo scambio ha già offerto alla scienza sperimentale importanti intuizioni sulla coscienza, i suoi diversi stati e i loro correlati neurali. Ma un ulteriore e più sistematico approfondimento di questa forma di collaborazione interdisciplinare e interculturale – che include senz’altro la neurofenomenologia contemplativa, ma non può prescindere da un serio approfondimento filosofico ed epistemologico che possa dischiudere al mondo della ricerca la complessità del sapere contemplativo buddhista – potrebbe contribuire a sviluppare nuovi linguaggi e metodologie, ipotesi più raffinate e complesse, capaci di fornire un contributo decisivo nell’avanzamento della ricerca in questo settore. E questo è proprio ciò che il Centro Studi  si ripropone in merito a questo ambito di interessi, a partire dalla creazione di contesti seminariali di incontro e scambio tra studiosi provenienti dai diversi rami inclusi in questo campo di studi, ma con l’intento di favorire in futuro lo sviluppo di veri e propri disegni di ricerca interdisciplinare di lungo respiro, che permettano all’universo contemplativo buddhista di contribuire all’avanzamento del sapere in quest’ambito.

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